Quello che pensiamo e scriviamo nei social

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Leggo delle vicende su Facebook del pessimo Gabriele Muccino e mi dico: inutile resistere, perché dai social network non si torna indietro. Difficile mettere qualcuno "a tacere" come forse auspicava Eco quando parlava di "legioni di imbecilli" sui social media. Non succederà.

Qui c'è una modalità "nuova" di comunicazione che travolge tutto e tutti: la politica (vedi i partiti tipo M5S, che sui social crescono e si arricchiscono col clickbait, mentre altri perdono elettori e ne vengono distrutti), la cultura e i media (oggi per la Tv conta più quanto ti hanno twittato, non quanti ti hanno effettivamente visto) e gli aspetti personali di ognuno di noi (gli amici che ti leggono, i conoscenti che non vedono le tue foto ma leggono ciò che dici, il personal branding, etc.)

Con i social media si è costruito qualcosa che è molto vicino alla telepatia globale: con un pezzo di plastica in mano, io ti comunico quello che penso anche se mi trovo a migliaia di chilometri. Te lo comunico in tempo pressoché reale. Oltre a me, ti può arrivare il pensiero di altre migliaia di persone. Tutti contemporaneamente. E noi, questa roba qua, non la sappiamo ancora gestire.

L'opinione della gggente è un bel casino. Messe tutte insieme, poi, nello spazio di un post commentato, capisci che queste idee ed opinioni sono per la maggior parte immondizia. E c'è poco da fare, questa è la realtà umana finalmente rilevata dal virtual space: quello che scriviamo spontaneamente sui social media ci dimostra che tutti noi, chi più e chi meno, pensiamo cazzate dalla mattina alla sera. Roba inutile. Fuffa, altro che pensiero superiore.

Ma quale superiorità dell'essere umano, ma quale specie animale al vertice della piramide: la mia gatta, che pensa ai croccantini, a pisciare e a dormire tutto il giorno, fa pensieri sicuramente migliori dei miei. E dei tuoi.